Passa ai contenuti principali

Post

Visualizzazione dei post da agosto, 2025

TESTAMENT "LOW" (1994)

Ricordo ancora quando mi arrivò il promo di "Low". A differenza di molti (la stragrande maggioranza, credo), io ero rimasto affascinato dalla voglia dei Testament di creare, con "The Ritual", il "loro Black Album". Come successe, del resto, a molte thrash band from the 80's, vedi i Megadeth di "Countdown To Extinction". Già, perché a me il disco della svolta dei Metallica, era piaciuto molto, praticamente non ascoltai altro tra agosto e settembre 1991. I leaders avevano tracciato il solco, i "followers" si adeguavano, praticamente. "The Ritual" era, a mio parere, un ottimo bilanciamento tra la brutalità degli esordi e la quintessenza "almost hard rock" riportata in auge da Hetfield e soci. Ricordo ancora quello che scrisse l'amico Klaus Byron: "I Metallica ringrazino Bob Rock, altrimenti sarebbero stati dolori". Ed era vero, perché toccò a lui mantenerli comunque nei binari dell'heavy metal, a l...

CENTVRION "HYPER MARTIRIUM" (2000)

I marchigiani Centvrion escono alla ribalta in un periodo non facile per un determinato tipo di suono. È vero che, dalla seconda metà degli anni '90, si respira voglia di "restaurazione" di heavy metal classico, ma le preferenze del pubblico vertono maggiormente sulla sponda power/speed, dotato di abbondanti dosi di melodia. Roba alla Stratovarius, Angra, Blind Guardian, Gamma Ray, ed i rinati Helloween, giusto per citare alcuni dei nomi più altisonanti. Il loro esordio "Arise Of The Empire", oltre che inneggiare orgogliosamente alla grandiosita' dell'impero dell'antica Roma, parla invece la lingua stilistica dei Judas Priest di quel decennio: tra riferimenti a "Painkiller", ma anche all'allora recente "Jugulator". Il punto di forza del gruppo, oltre allo zoccolo duro costituito dai fratelli Monti (basso e chitarra), è rappresentato da Germano Quintabà, screamer pazzesco che punta direttamente il suo microfono sulle onde sonor...

IRON MAIDEN "VIRTUAL XI": DIFESA NON RICHIESTA

Se gli Iron Maiden sono la band heavy metal più unanimamente amata nell'universo, altrettanto unanime (o quasi) sarà la risposta alla domanda su quale sia il loro album peggiore. Per la solita storia "vox populi, vox dei" si concorderà a stragrande maggioranza su un titolo: "Virtual XI". Il fatto è che questo è un blog, neologismo di diario personale; e caso vuole che, al sottoscritto, questo album è sempre piaciuto un sacco. Ma proprio tanto! Reduci dal discusso "The X Factor", oggi sicuramente rivalutato da molti eppure all'epoca schifato da tutti, Steve Harris e soci confermano ovviamente Blaze Bayley, lasciando appositamente in secondo piano la vena doom-prog del 1995. Due anni e mezzo dopo, tempo di mondiali di football, ed una realtà che inizia ad entrare con tutte le scarpe nella "web zone": col loro consueto talento visionario, gli Iron Maiden prendono tre piccioni con una fava. 1) Il Virtual sta ovviamente a rappresentare la perc...

MENNEN "MENNEN" (1994)

Nel 1994 l'Olanda non è nuova alla proposta di band dedite all'hard'n'heavy più classico: Vengeance, Vanderberg, Picture, i Bodine di Anthony Lucassen (che troverà fama e successo con i suoi Ayreon). Diciamo che gli anni 90 non sono più terreno di caccia (temporaneamente) per un determinato tipo di suono, e persino gli "headliner" europei Scorpions registrano un notevole calo di interesse e popolarità. "Face The Heat" (1993), ad esempio, fu un autentico buco nell'acqua, nonostante una qualità superiore rispetto al precedente "Crazy World", trascinato al top delle classifiche dal fischiettante singolone "Wind Of Change". Cito la band tedesca in modo specifico, perché i Mennen (che prendono il nome dal leader/cantante Joss Mennen) mostrano affinità elettive quasi totali rispetto a Klaus Meine e soci. In primis proprio per la somiglianza tra le due voci, dal vibrato tagliente alla pronuncia english-kraut dei protagonisti. Tipica ...

OPERA IX "THE CALL OF THE WOOD" (1995)

Mentre il black metal inizia a spargere i suoi nefasti semi in una Norvegia improvvisamente scopertasi blasfema, sotto la propria superficie di noiosa normalità nordica, qualcosa inizia a strisciare anche nell'underground del nostro paese. Non nuova alla fascinazione oscura già negli anni '80 con l'avvento di Necrodeath, Mortuary Draper, Bulldozer e Death SS, l'Italia "sotterranea" si rinnova nell'immagine e nel suono con un gruppo che sembra letteralmente uscito dalle nebbie piemontesi. Ricordo quando vidi per la prima volta la copertina di "The Call Of The Wood", con quei palesi richiami ad innominabili riti pagani, celebrati nella solitudine della natura più incontaminata. Manca la neve, d'accordo, ma sostanzialmente si tratta di un'ambientazione/ispirazione non molto dissimile dalle orgogliose "bestie" scandinave. E non si può nemmeno parlare di spirito emulativo perché gli Opera IX debuttano nel 1995, praticamente in contem...

GZR "OHMWORK" (2005)

Geezer Butler, oltre che principale lyricist dei Black Sabbath, è sempre stato il più "curiosone" e sperimentatore del gruppo. In questo 2025 compie 20 anni l'ultimo album pubblicato a nome GZR, il suo gruppo personale, che ha debuttato con l'esplosivo "Plastic Planet" nel 1995. Magari pochi si ricordano, ma a quel tempo fece molto scalpore la collaborazione tra lo storico bassista e l'allora cavallo rampante Burton Bell, voce (anzi ruggito) degli innovatori Fear Factory. Affascinato da cotanta brutalità, e soprattutto dal cyber thrash di "Demanufacture", Butler dimostrò di poter "pontificare" anche in campo estremo, mai rinunciando di dire la propria ed apporre in calce la sua prestigiosa firma al progetto. "Black Science", realizzato nel 1997, non ne ripete i fasti compositivi, poi ci si mette pure la reunion degli stessi Sabbath originali a mettere i bastoni fra le ruote ai GZR. Ci vogliono ben otto anni per vedere finalm...

RITUAL "TRIALS OF TORMENT" (1993)

Se si potesse indire un concorso sulla copertina più brutta nella storia dell'heavy metal, questo "Trials Of Torment" avrebbe tutte le caratteristiche necessarie per entrare in competizione. Gli autori, i Ritual, credo che vantino anche il record del maggior numero di cambiamento di nomi, almeno cinque o sei, da Firedance a Rotterdam ed altri ancora. Il gruppo di Cleveland nasce addirittura nel 1985, ma arriva al debutto sulla lunga distanza solamente otto anni dopo, quando l'allora rampante Massacre Records decide di puntare su di loro per l'uscita numero 11 del proprio catalogo. Sono stagioni non facili per gli esponenti dell'HM classico e dintorni, e sembra incredibile che una band americana debba ricorrere alle attenzioni di una label tedesca per vedere pubblicati i propri sforzi professionali. Ma si accennava inizialmente al cover artwork: la dozzinalità un pò ignorantella farebbe infatti pensare ad un album estremo, magari con un sense of humor alla Tank...

SAINT DEAMON "PANDEAMONIUM

Usciti ormai quando l'età dell'oro del power metal europeo è solo un ricordo lontano, gli svedesi Saint Deamon ne rinverdiscono (almeno in parte) i fasti. Il debutto, dal titolo "In Shadow Lost From The Brave", esce nel 2008 e, nel proprio piccolo, rappresenta una ventata d'aria frizzante in un genere dominato più da ombre che da luci. Il motivo? Un mordersi la coda che rende la stragrande maggioranza delle nuove proposte scontate e stucchevoli, imprigionate in uno schema una volta vincente, ma diventato nel frattempo sterile e ben poco creativo. La ricetta dei Saint Deamon non è certo rivoluzionaria, anzi si limita ad aggiungere agli ingredienti abituali un pizzico di hard rock ed a miscelarlo nel giusto dosaggio. In sintesi, il secondo lavoro "Pandeamonium" riprende esattamente da dove aveva lasciato il predecessore, irrobustendo leggermente l'impatto ritmico, ed alzando ulteriormente l'efficienza dinamica dei cori. Il risultato è un disco di n...

NOCTURNAL RITES "IN A TIME OF BLOOD AND FIRE" (1995)

Non credo di esagerare se affermo che non sarebbero esistiti gli Hammerfall senza i Nocturnal Rites. Nonostante un livello di fama nemmeno lontanamente paragonabile tra i due nomi, spetta ad "In A Time Of Blood And Fire" la prima mossa della scena svedese 90's, fino ad allora propensa a ben altre sonorità (estremamente brutali, vedi il Gotheborg sound, oppure estremamente melodiche, vedi le band simil Europe), nei riguardi dell'HM classico. "In the beginning" il gruppo è in realtà dedito ad un death piuttosto canonico, figlio del filone seguito da molti connazionali, ma con l'ingresso del vocalist Anders Zackrisson cambia tutto. Proveniente dai cult heroes Gotham City, il frontman irrora energia vintage, che confluisce in un approccio influenzato sia dalla NWOBHM dei primi anni 80, sia dal power/speed metal inventato dagli Helloween tra "Walls Of Jericho" e "Keeper Of The Seven Keys Part II". Il risultato finale è un mix orgogliosamen...

WICKED MARAYA "CYCLES" (1994)

C'era una volta un (piccolo) universo heavy metal in cui le nuove band non si limitavano a fare il verso a modelli precostituiti. Come accade da un bel pò di tempo a questa parte, per capirsi. Si partiva magari da radici già ben piantate ed affermate, tuttavia difficilmente si disdegnava quel tocco di personalità che fosse in grado di differenziarsi non solo dal passato ma anche, fatalmente, dalla concorrenza contemporanea. È il caso, nel proprio orticello, degli americani Wicked Maraya e di questo "Cycles": un album che, nel 1994, rappresenta un'autentica boccata d'aria fresca anche per chi vorrebbe replicato in eterno il suono 80's. Già, perché nel quintetto "from New York city" si possono ascoltare echi di "Rage For Order" (Queensryche), di "Trascendence" (Crimson Glory), di "Into The Mirror Black" (Sanctuary), nonché riff nervosi e decisi alla "Countdown To Extinction" (Megadeth). Tutto questo "ben di ...

SHAMAN "RITUAL" (2002)

So che molti la pensano diversamente, infatti la band è ancora molto attiva sia da studio che dal vivo; ma per quanto mi riguarda, gli Angra iniziano e finiscono con André Matos. Poi diventano qualcosa di diverso, magari sempre di livello ("Rebirth" su tutti), tuttavia privo di quella scintilla originale che aveva acceso i primi tre album, "Holy Land" in primis. Inutile girarci intorno, trattasi del classico disco svolta-carriera, quegli stati di grazia artistici che possono essere raggiunti "once in a lifetime". Dirò di più: nonostante un riconoscimento al valore pressoché universale, "Terra Sacra" è stato qualcosa di irreplicabile anche per i colleghi di settore, incapaci di ricreare qualcosa di simile, anche solo lontanamente. Troppo peculiari le sue caratteristiche, tanto da creare una scissione insanabile pure all'interno degli Angra stessi, con i due chitarristi Kiko Loureiro e Rafael Bittencourt che si rifiutano di continuare su quell...

HOUSE OF SPIRITS "TURN OF THE TIDE" (1994)

House Of Spirits nascono sostanzialmente dalle ceneri dei thrash-progsters Jester's March, nel frattempo ovviamente scioltisi non per mancanza di ispirazione ma per il totale disinteresse di un pubblico attirato da ben altre sonorità. Nel progetto, messo in piedi dal vocalist Olaf Bilic, dal bassista Martin Hirsch e dal chitarrista Uwe Baltrusch, viene coinvolto anche il drummer Jorg Michael, che nel frattempo sta iniziando a prendere il volo con il suo coinvolgimento nei rinati Grave Digger (fresco di stampa il clamoroso come-back "The Reaper") e nei sempiterni Running Wild. "Turn Of The Tide" vede la luce nel 1994, anno in cui i Queensryche pubblicano l'incubo ad occhi aperti "Promised Land", a ben quattro anni di distanza da "Empire". Cito la band di Geoff Tate non a caso, perché House Of Spirits fanno legittimamente parte dell'affollato coro di tributi nei confronti della grande band di Seattle. A differenza del "martello...

SEVENTHSIGN "PERPETUAL DESTINY" (1996)

Nel mare magnum della rinascita HM anni 90, successiva alla tabula rasa imposta dal grunge (ovviamente col determinante appoggio delle major), non sono solamente i "grossi" nomi a tirare la volata. Anzi, tra power e progressive metal, la scena si ripopola di entità interessanti, forse un pò nostalgiche nei punti di riferimento, ma proprio per questo funzionali al ritorno in auge (e di qualità) dei cosiddetti "mostri sacri". Non sempre, ma capita anche di imbattersi in totali "newcomers" con una bella dose di genialità in canna. È il caso dei Seventhsign da Albuquerque, un quartetto che sciorina ben poco di originale nello stile, ma può contare su una cifra tecnica straordinaria. Non vorrei sembrare contraddittorio nei riguardi di una storia che ha riservato loro poche soddisfazioni commerciali, ma anche il songwriting palesato in "Perpetual Destiny" avrebbe meritato ben altro risalto. In Italia, ad esempio, ricordo che soltanto il magazine Flash,...

SANVOISEN "SOUL SEASONS" (1997)

Nel pieno dell'esplosione progressive metal, successiva all'affermazione su larga scala dei Dream Theater, prima con "Images And Words", poi con "Awaken", nasce un autentico movimento. Non voglio evocare paragoni altisonanti, magari con la NWOBHM dei primi anni 80, oppure con il successivo fenomeno "hair". Vendite e notorietà nettamente differenti, case discografiche ben più dimesse, ma di certo suonare complicati nei middle 90's è diventata la "conditio sine qua non" per essere scritturati. Etichette piccole, magari, ma i dischi si vendono ancora, la distribuzione è capillare e ben organizzata. Scoperti da Luke Herzog, tastierista ed arrangiatore degli Scorpions, i Sanvoisen arrivano quasi immediatamente al contratto con Noise Records, tanto da pubblicare il primo cd "Exotic Ways", nonostante si tratti per la maggior parte di un demo-tape (l'unico) riadattato per l'occasione. Il disco ottiene ottime recensioni, in p...

FATES WARNING 1984-1994: UN RITO DI PASSAGGIO

Difficile prevedere, quando esce "Night On Broken" (1984), che i Fates Warning sono destinati a diventare i pionieri del progressive metal, almeno per come lo abbiamo conosciuto fino all'inizio del nuovo millennio. Quel disco, dalla copertina naive e dal logo altrettanto ingenuo, può essere visto al massimo come un tributo "cheap" alla NWOBHM ed agli Iron Maiden in particolare. Certo, nonostante la derivazione artistica piuttosto palese, la sua foga visionaria lascia presagire sviluppi ben più personali, che infatti non tardano a manifestarsi già nel successivo "The Spectre Within" (1985), ma soprattutto nel capolavoro epic-fantasy "Awaken The Guardian" (1986).  Trattasi del tipico album perfetto, in cui la band raggiunge un equilibrio talmente magistrale da costringere sè stessa ad un cambiamento di "modulo". Non solo stilistico, ma anche nella configurazione di squadra. Il cantante John Arch, che invece avrebbe gradito continuare ...

SIGN OF THE WOLF "SIGN OF THE WOLF" (2025)

Vinny Appice alla batteria, Chuck Wright al basso, addirittura Tony Carey alle tastiere: più gente che ha fatto di un determinato suono la propria ragione di vita artistica, ovvero Doug Aldritch alla chitarra ed Andrew Freeman alla voce. Questi sono i Sign Of The Wolf, sorta di "super gruppo" (se la definizione, oggi, ha ancora un senso) che si ispira in modo manifesto e spudorato a Rainbow, Dio, Whitesnake e, perchè no, ai Black Sabbath di fine anni 80. Questo omonimo album non possiede un pizzico di originalità che sia uno, ma quando le canzoni sono di questo livello, francamente non sapremmo che farcene. Parliamoci chiaro: per trovare un'opera dal simile songwriting in riferimento alle band succitate, bisogna risalire alle uscite di circa 35/40 anni fa! E chissenefrega se il riff di "Arbeit Macht Frei" utilizza  il medesimo giro di "Stand Up And Shout" dei Dio, se "Murder At Midnight" e "Bouncing Betty" potrebbero essere un paio ...

THE BLOOD DIVINE "AWAKEN" (1996)

I mid 90's sono anni di grande fermento per l'Inghilterra. Tra Anathema, Paradise Lost, My Dying Bride, per quanto riguarda il death/doom più atmosferico, ed i Cradle Of Filth sulla parte più brutale (ma anche poetica) della barricata, si forma un sottobosco che non risultava così vitale dai tempi della NWOBHM. Fatte le debite proporzioni, evidentemente. Tra le realtà meno conosciute, eppure più valide, un posto di rilievo va riservato ai The Blood Divine: trattasi di una sorta di "super gruppo", composto da ben tre ex Cradle Of Filth (Paul Allender alla chitarra ed i fratelli Paul e Benjamin Ryan, rispettivamente all'altra sei corde ed alle tastiere) e dalla voce dei primi Anathema, Darren J. White. Completano la line-up il bassista Steve Maloney ed il batterista William Sarginson, anch'egli gravitante per un brevissimo periodo presso la band di Dani Filth. Attorno alla band si crea un'attesa importante, dovuta prevalentemente alla statura artistica dei p...